Da Il Gazzettino - Rovigo, 3 giugno 2009
"Quando una società sportiva congeda il proprio tecnico affidandosi al consunto rituale di un comunicato stampa di poche righe nel quale non si negano, come da copione, i ringraziamenti per il lavoro svolto, molto spesso significa che la conclusione di quel rapporto non è stata delle migliori.
(...) È curioso notare che anche quest'anno, assieme alla qualificazione ai play off, ci si ritrovi a fare i conti, per ragioni estremamente diverse, con l'uscita di scena del tecnico che ha raggiunto questo risultato. Questo conferma, inoltre, quanto sia difficile restare per più di due stagioni sulla panchina rossoblu.
(...) Ma negli ultimi anni il via vai maggiore in casa rossoblu è stato quello dei presidenti. Dalla scomparsa di Carlo Bego, nel 2001, se ne sono contati ben otto. Quando si cambiano leadership dirigenziale e guida tecnica con una tale frequenza diventa molto difficile parlare di programmi e di continuità di gestione. Lo diventa ancora di più in presenza di una situazione particolare come quella del rugby italiano in questo momento.
Il pensionamento del Super 10, l'entrata in Celtic League di due franchigie italiane e l'arrivo di un nuovo campionato dai contorni ancora tutti da definire, cambieranno lo scenario del rugby di vertice ed è in questo nuovo contesto che la società rossoblu dovrà trovare una collocazione che non tradisca le aspettative di un ambiente che non ha eguali nel rugby italiano.
Roberto Roversi"
mercoledì 3 giugno 2009
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