Tutti lo sanno, nessuno lo dice. E allora lo diciamo noi, quello che sentiamo in giro per strada. Con ovvio beneficio del dubbio:
la Rovigo ovale è condannata. La Rovigo ovale non impara dai propri errori. O forse, per certi dirigenti, questa è la lezione migliore che si può apprendere da quanto successo in passato: ripetere quanto compiuto nell’estate successiva al campionato condotto dalla squadra di Marzio Zanato.
Ve lo ricordate? Era la stagione 2003/04; un emissario della dirigenza, al fischio finale della vittoria contro L’Aquila e con alcune gare da giocare per l’accesso ai playoff, entra in spogliatoio con le lettere di conferma/taglio ai giocatori, in base ad una lista che non era quella stilata dal coach rossoblu di concerto con i d.s. di allora.
Cosa è cambiato nella Rugby Rovigo, dal 2004 ad oggi? La ragione sociale, certo; i membri della cooperativa che da due anni regge la società, certo; ed il modo di agire, prevaricare, scavalcare? Quello non cambia mai.
Una società seria non impone l’acquisto di un giocatore non richiesto al proprio tecnico, colpevolizzandolo se poi tale giocatore non rende e se il reparto in cui l’allenatore aveva chiesto un rinforzo mai arrivato va in sofferenza ad ogni partita.
In una società seria e professionale, in merito a questioni tecniche l’allenatore ha più voce in capitolo del padre del presidente e del ds.
In una società seria e professionale, un ds che si è inimicato lo spogliatoio viene allontanato, anziché rimanere al suo posto nel silenzio stampa della società.
In una società seria e professionale, non vengono imposti ad un tecnico sia un taglio drastico dell’ingaggio sia la rinuncia, la riconferma e l'acquisto di giocatori voluto esclusivamente da presidente e ds.
Una società seria e professionale non sparge in giro per la piazza menzogne secondo cui è l’allenatore a volersene andare perchè le sue pretese di ingaggio sono troppo alte.
Una società seria e professionale non emargina senza scrupoli un club di tifosi da sempre autonomo, togliendo ad esso l’unico suo sostentamento (la vendita di birra allo stadio) proprio per la partita di semifinale scudetto, conoscendo l’affluenza record per l'occasione e tenendo il ricavato per sé.
Una società seria e professionale non promette ad un club di tifosi una percentuale sulla vendita delle magliette celebrative dei playoff, per poi fare marcia indietro dopo pochi giorni e tenere il ricavato per sé.
Una società seria e professionale non inventa di sana pianta responsabilità e meriti nell'aver procurato ad un club di tifosi due sponsor che invece si offrono di pagare di tasca propria i pullman per seguire la squadra nella seconda semifinale scudetto.
Una società seria e professionale non si imbarca in iniziative di marketing e promozioni dilettantesche, partorendo una seconda maglia per molti orribile (e quasi nessuno l'ha comprata), inventando slogan senza senso e grammaticalmente sbagliati (rovigo by rugby) ed evitando anche di promuoverli e sfruttarli.
Una società seria e professionale considera e riconosce il valore ed i meriti del proprio staff tecnico, non agisce in base ad ingratitudine, invidia e alla paura di non essere al centro dell’attenzione, della visibilità e della possibilità di vedere riconosciuti i propri meriti nei successi della squadra, lasciando soli lo staff tecnico e la squadra stessa per metà campionato.
Una società seria e professionale fa tutto il possibile per recuperare un atleta fondamentale in prima linea in previsione della seconda semifinale scudetto, non obbligando tale giocatore a rinunciare alle cure di uno staff medico preparato.
Logica, programmazione, intelligenza, rispetto per il lavoro altrui e per giocatori, staff tecnico, tifosi e valori rossoblu sono tutti chiusi a chiave in un cassetto.
mercoledì 27 maggio 2009
il muro cade
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Sottoscrivo pienamente!!!
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